PIRELLI, QUESTE LE SFIDE DI ZANDVOORT
Banking e carichi le maggiori insidie della pista che in aggiunta presenta un grip variabile a causa della vicinanza al mare
Il DTM va in trasferta a Zandvoort per il terzo appuntamento della stagione 2024, che finora ha visto quattro piloti diversi imporsi nelle prima quattro gare disputatesi a Oschersleben e Lausitz. La pista olandese è notoriamente tra le più impegnative in assoluto e forse la più insidiosa del Deutsche Tourenwagen Masters per la peculiare conformazione del tracciato e per la vicinanza alle dune del Mare del Nord.
Gli pneumatici sono tra le componenti messe più duramente alla prova a Zandvoort sia in fase di trazione che in curva. Le gomme sono, infatti, sottoposte ad elevati carichi verticali e laterali, dovuti alle curve ad alta velocità, e alla presenza del banking in curva 3 e in curva 14, con inclinazioni, rispettivamente, fino a 19 e 18 gradi. In questi punti, la pendenza determina effetti opposti sul carico verticale e su quello laterale con conseguenze sugli pneumatici e sulle prestazioni complessive delle vetture, per le quali occorre adottare un setup dedicato.
Nel dettaglio, le forti pendenze alleggeriscono il carico laterale, con un aumento della velocità di percorrenza in curva, ma allo stesso tempo incrementano fortemente il carico verticale sugli pneumatici, mettendone sotto stress la costruzione, anche a parità di velocità e di carico aerodinamico.
Inoltre, la pista di Zandvoort presenta condizioni di grip variabili a causa delle alte concentrazioni di sabbia e salsedine sull’asfalto. Tale situazione suggerisce un setup flessibile per le vetture, tale da consentire un adattamento veloce ai cambiamenti del fondo pista e di generare sempre la migliore aderenza possibile.
PIRELLI QUOTE
Matteo Braga, Pirelli Circuit Activities manager: “Il nostro consiglio in casi come questo è quello di prestare sempre la massima attenzione alle pressioni di esercizio, sia alla partenza sia dopo il pit stop obbligatorio Utilizzare il prodotto nella sua finestra di progettazione è indispensabile per poterne sfruttare al meglio le caratteristiche tanto nelle fasi di warm-up che di gara poiché in tal modo si ottiene il miglior bilanciamento tra prestazioni, degrado e tempi di riscaldamento. In ogni caso, già lo scorso anno la versatilità del P Zero DHF ha assicurato prestazioni e affidabilità anche su questa pista così impegnativa sulla quale si assiste sempre a gare interessanti e spettacolari”.




